Progettazione BIM e WBS: un esempio di dialogo

Nell’ambito della progettazione è sicuramente rilevante il ruolo che riveste la Work Breackdown Structure (WBS).

In questo articolo vogliamo illustrare come sia possibile far dialogare un software BIM di authoring architettonico e la WBS di progetto.

WBS

 

TABELLA BIM HARPACEAS

 

Con Work Breackdown Structure, detta anche Struttura di Scomposizione del Lavoro o Struttura Analitica di Progetto, si intende l’elenco di tutte le attività di un progetto.

Le WBS sono usate nel Project Management e coadiuvano il project manager nell’organizzazione delle attività di cui è responsabile. A livello logico una WBS è un albero gerarchico. Obiettivo finale della WBS è l’esecuzione del progetto e per poter gestire al meglio le fasi, le attività, le attrezzature utilizzate e le risorse impiegate, ci si basa su quella che viene detta “Regola del 100%”. È il caposaldo per comprendere il funzionamento della WBS. Ogni ramificazione di fase/attività dovrà portare ad un totale verificato al 100% in ogni sua parte. Vediamo di chiarirne la logica con un semplice schema.

È importante chiarire cosa non sia una WBS per evitare dubbi che al momento della creazione possono risultare critici.La WBS può articolarsi in un numero qualsiasi di livelli, anche se è buona norma non superare i quattro livelli per garantire una maggiore leggibilità. Nel caso fosse necessario articolare maggiormente i livelli, si consiglia di sviluppare dei sotto progetti, che permettono una maggiore flessibilità nella gestione.

  • Non è una lista completa dei lavori.
  • Non è una pianificazione del progetto
  • Non è una lista in ordine cronologico.
  • Non è una gerarchia organizzativa.

È fondamentale a nostro avviso chiarire che una WBS è una forma di scomposizione strutturata del progetto, che si sviluppa tramite l’individuazione di sotto-obiettivi e attività definite ad un livello di dettaglio sempre maggiore.

Ricordiamo come lo scopo della WBS sia di identificare e collocare all’ultimo livello gerarchico pacchetti di lavoro (deliverables) chiaramente gestibili e attribuibili a un unico responsabile, affinchè possano essere programmati, schedulati, messi a budget, controllati e valutati.

La WBS può essere utilizzata per differenti scopi, tra i quali:

– Individuare le parti critiche di un progetto.

– Creare una base per pianificare i tempi, i costi e l’utilizzo delle risorse di un progetto.

– Definire le responsabilità relative alle diverse parti incrociandola con una Object Breackdown Structure (OBS).

– Definire i costi generali del progetto e i tempi in fase di elaborazione dell’offerta.

Esempio di dialogo tra BIM architettonico e WBS

P artiamo da una progettazione realizzata con un software di authoring BIM architettonico.

L ’esempio oggetto di questa sperimentazione è una palazzina multipiano. Siamo in una fase di definizione del modello a LOD 300. Come già abbiamo detto in occasione di articoli precedenti, nella progettazione BIM oriented, al crescere del LOD crescono proporzionalmente le informazioni grafiche e non grafiche che vengono attribuite agli elementi presenti nel progetto. Per poter mettere in relazione correttamente gli elementi di progetto con la WBS definita, possiamo:

– creare attributi aggiuntivi;

– definire la localizzazione topologica degli elementi nella struttura usata dal software di BIM authoring.

WBS

Definizione di attributi aggiuntivi

Per collegare al meglio gli elementi costruttivi con le voci di WBS possiamo avvalerci di attributi aggiuntivi (si tratta di una possibilità che tutti i software BIM di authoring architettonico possiedono).

Nel caso illustrato nell’immagine a lato è stato creato un attributo chiamato “raggruppatore_01” dedicato alla voce “50.Opere al grezzo”.

Questo ci permetterà in fase di integrazione della WBS con i dati reali provenienti dal progetto di poter identificare e raggruppare facilmente gli elementi.

ragruppa

 

Localizzazione topologica

Nella WBS è molto importante definire una localizzazione topologica degli elementi costruttivi, degli spazi e delle aree funzionali al fine di poter dare una scansione precisa degli interventi e delle attività.

Per poter gestire questa necessità, nel software BIM di authoring architettonico possiamo assegnare codici alfanumerici alle zone presenti nel progetto, sia relativamente ai livelli dei piani presenti sia nell’ambito delle porzioni di piano.

Mantenendo la logica di livelli principali e secondari tutta la struttura può venire scomposta e resa rintracciabile.

Nell’esempio illustrato a lato al codice 20.00.10 corrisponde la topologica “Primo Piano”, mentre al codice 10.00.10 corrisponde il “Primo Piano Interrato” dell’”Edificio A”.

struttura ad opera

 

Trasferimento informazioni della struttura alla WBS

A vere creato e definito nel modello BIM sia gli attributi sia la relativa localizzazione topologica degli elementi rende possibile un dialogo particolarmente dettagliato e preciso col software di gestione della WBS.

Mediante appositi report presenti nel software BIM di authoring architettonico possiamo estrarre le informazioni presenti nel modello BIM.

Nel report generato vengono elencate tutte le entità (identificabili univocamente attraverso GUID), le quantità e i dati utili per l’inserimento nella WBS.

Il passo successivo riguarda l’importazione nel software di gestione della WBS dei risultati di questi report e visualizzare in modo tabellare i dati.

I dati risultano quindi acquisiti dal software di analisi della WBS con un passaggio diretto, evitando quindi qualsiasi errore umano di compilazione.

Come la teoria insegna, a seguito della corretta impostazione della WBS è quindi possibile passare alle fasi di:

– allocazione delle risorse

– schedulazione delle attività attraverso un cronoprogramma.

allplan-bim-cloud

 

Generazione del cronoprogramma

Un ulteriore vantaggio offerto da piattaforme software di gestione della WBS è dato dalla possibilità di produrre dei cronoprogrammi relazionati direttamente coi dati reali del progetto.

Come si può vedere nell’immagine, i dati presenti nella WBS possono esssere facilmente trasformati in GANTT, potendo così gestire al meglio le tempistiche di intevento in funzione delle opere.

generazione-cronoprogramma

Conclusioni

In questo articolo abbiamo cercato di spiegare quanto sia semplice utilizzando un software BIM di authoring dialogare con la WBS di progetto senza perdita di dati o possibili errori umani.

L’esempio proposto, incentrato sul dialogo tra modello BIM architettonico e WBS è riproponibile ed estensibile anche alle rimanenti discipline di BIM authoring progettuale: strutturale, costruttivo e impiantistico, così come non è necessariamante legato ad una piattaforma software unica.

È la potenzialità che l’openBIM può offrire, grazie ai principi di interoperabilità che lo contraddistinguono.

Il BIM e la gestione in cloud dei progetti

Vogliamo prendere spunto da un anniversario particolarmente significativo e passato decisamente sotto silenzio: il 30 aprile del 1986 l’Italia entra per la prima volta in Rete (allora chiamata Arpanet).

Da quel lontano 1986 di passi ne sono stati fatti, accedere alla Rete è ormai una attività quotidiana ed imprescindibile per molti di noi. Per chi si occupa di progettazione BIM ormai si parla non solo di rete, ma anche di cloud.

Nel presente articolo desideriamo approfondire la conoscenza dei flussi informativi che sono presenti in una progettazione BIM multidisciplinare. In tal modo comprenderemo meglio l’importanza della gestione in cloud dei progetti e l’importanza della scelta di una piattaforma adeguata di condivisione in rete degli stessi.

Dalla rete LAN al cloud

Nei primi anni di progettazione BIM oriented il progetto sviluppato è stato gestito grazie a reti locali.
I dati grafici e documentali venivano salvati su server locali, secondo specifiche e protocolli di salvataggio molto precise, in grado di garantire una salvaguardia degli stessi da interventi errati.

 

Gestione in rete locale

rete-studio-progettazione

Si tratta del primo passo di gestione in rete dei dati di progetto.

È la diretta conseguenza della disponibilità di protocolli e tipologie di reti informatiche locali alla portata anche delle realtà medio piccole.

I computer non salvano più i dati elaborati in locale, ma lo fanno sul server dello studio di progettazione. Il server in questione è generalmente il computer maggiormente prestante e dotato di memoria di massa presente nelle attrezzature dello studio.

È un passo in avanti notevole, che supera i problemi dei salvataggi di quanto realizzato su dischi o su nastro.

Gestione in rete a livello multidisciplinare

Con l’aumento della complessità dei progetti, ma soprattutto della necessità di condividere i dati di progetto con altri studi di progettazione partecipanti al lavoro, sorge l’esigenza di creare dei database di dati accessibili attraverso la Rete mediante protocolli FTP o indirizzi IP privati.

L’accesso è reso possibile attraverso la creazione di Utenti e password di accesso che permettono di avere diritti di lettura, scrittura e modifica sul server condiviso.

In questa fase risulta evidente come siano presenti anche tutta una serie di dati facenti parte del progetto (indicati nella figura col generico termine “comunicazioni”) che non riescono a trovare una corretta allocazione nelle procedure di salvataggio e soprattutto di monitoraggio. Si tratta delle comunicazioni tra i gruppi di progettazione e di tutti quei dati non digitalizzati che vengono gestiti ancora in modalità tradizionale (ad esempio gli archivi cartacei).

Perché gestire in cloud i progetti

È a questo punto che arriva il processo BIM a ottimizzare e dare regole più certe nella gestione dei progetti e dei flussi di lavoro. Grazie alla necessità di migliorare e identificare le comunicazioni e la gestione dei dati di progettazione, l’introduzione del BIM nel mondo della progettazione porta la necessità di tracciare in modo sempre più preciso ogni comunicazione. Nasce quindi la necessità di avere una “fonte unica di informazioni per un determinato progetto, impiegata per raccogliere, gestire e condividere con i team di partecipanti al progetto tutti i principali documenti”

immagine-vecchio-cloud

È di fatto la nascita ufficiale del Common Data Environment (CDE) per il BIM.

Dati che vengono condivisi nel CDE

Il CDE, così come possiamo leggere nelle PAS 1192-2 del Regno Unito, permette di gestire ed archiviare una serie di informazione di varia natura ed origine. Generalmente si tratta di dati grafici, dati non grafici e di documenti.

Dati grafici

Con dati grafici si intendono essenzialmente modelli BIM. I modelli possono essere condivisi ed archiviati in formato “openBIM” o proprietario a seconda delle necessità di interoperabilità con le discipline coinvolte nel flusso progettuale e di gestione della commessa.

Dati non grafici

Si intendono informazioni alfanumeriche di progetto. In questa categoria rientrano relazioni di progetto, computometrici estimativi, cronoprogrammi, Cobie e quanto possa essere inerente alla progettazione BIM nel suo complesso.

Documenti

Si tratta di documentazioni inerenti il progetto stesso.

 

 

Panoramica principali funzionalità presenti nelle piattaforme disponibili

 

Ci sembra utile offrire una panoramica di funzionalità che caratterizzano in modo inequivocabile le piattaforme di gestione di progetti BM in cloud in modo da chiarirne le potenzialità.

Gestione Progetti

Le piattaforme in cloud possono creare e gestire progetti.

In tal modo ogni progetto conterrà esclusivamente le informazioni e i modelli inerenti a quel lavoro.

Le informazioni possono essere logistiche, anagrafiche, normative, così come economiche e temporali.

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Gestione attività e attori coinvolti

Ad ogni progetto possono accedere più figure professionali: dalla committenza, ai progettisti, ai responsabili di cantiere così come a chi si occuperà di Facility Management e gestione. Per ciascuna figura è possibile creare delle specifiche autorizzazioni di accesso e lettura/modifica dei dati.

In funzione delle responsabilità dei partecipanti al progetto, è possibile assegnare attività (to-do) con grado di rilevanza e tempo di risoluzione previsto.

Importazione modelli BIM

Le piattaforme in cloud devono poter essere in grado di importare/esportare i formati openBIM così come eventuali formati generici e/o proprietari. Al proprio interno le piattaforme permettono la visualizzazione

congiunta dei modelli grazie alla presenza di visualizzatori tridimensionali.

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Gestione varianti

Cattura123È possibile caricare e mantenere lo storico delle varianti dei modelli BIM caricati, di modo che siano confrontabili ed eventualmente recuperabili anche in un secondo momento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Segnalazione incongruenze

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L e piattaforme cloud permettono di realizzare analisi multidisciplinari di incongruenze. Attraverso dei semplici strumenti di quotatura e disegno è possibile evidenziare e salvare in slide i problemi riscontrati. Queste slide possono essere commentate e trasmesse al responsabile di quella disciplina per trovare delle soluzioni.  Alternativamente è possibile produrre dei file in formato Bim Collaboration Format (BCF).

 

 

 

 

 

Reportistica

reportisticaLa gestione in cloud del progetto permette di realizzare analisi specifiche di Quantity Take Off (QTO).

Le piattaforme più diffuse di QTO così come di gestione di WBS e scenari di sviluppo del progetto possono attingere i dati direttamente dal CDE e rendere poi disponibile le analisi ed i report sviluppati.

Piattaforme software di analisi quantità e QTO in ambiente BIM permettono di produrre report ed analisi derivando direttamente le quantità e le suddivisioni topologiche di WBS dal modello BIM.

 

 

 

 

 

 

 

 

Accessibilità avanzata multipiattaforma

 

Come abbiamo detto, uno dei principali vantaggi offerti dalla condivisione in cloud dei progetti è offerto dalla possibilità di accedervi attraverso piattaforme tradizionali e smart. Oltre a metodi di accesso attraverso computer collegati alla rete, è ora possibile visionare, aggiornare e modificare i dati presenti anche attraverso smartphone o tablets direttamente dal cantiere. Il “BIM to field” è così parte integrante ed interattiva del workflow BIM e garantisce un controllo ancora maggiore nella fase di realizzazione e gestione dell’opera.

ecosystem cloud

Conclusioni

Nell’ambito della progettazione BIM oriented, la gestione in cloud dei progetti riveste ormai un ruolo fondamentale.

Da quanto abbiamo potuto vedere, è ormai difficile pensare di avviare progettazioni BIM senza l’ausilio di un CDE efficiente e usufruibile online indipendentemente dalla composizione del team di progettazione e di gestione del manufatto.

Dal committente, ai progettisti, al gestore di Facility Management e al responsabile di cantiere, tutti possono avere vantaggi sensibili da un uso appropriato di questa tecnologia.

A trent’anni dal primo ingresso italiano nella rete riteniamo che per poter mantenere competitività e standard qualitativi richiesti dallo sviluppo della progettazione BIM oriented non si possa più prescindere da queste tecnologie.

Il BIM e il concetto di dettaglio e LOD

Il BIM e la sua implementazione nei progetti rende sempre più importante chiarire il concetto di dettaglio grafico dei progetti e di LOD presente nei modelli BIM.

In diverse occasioni è apparso evidente come tra i progettisti e le realtà coinvolte a vario livello nella progettazione BIM ci sia confusione sul significato di LOD.

Obiettivo di questo articolo è di chiarire cosa si intenda con LOD e soprattutto cosa sia il dettaglio grafico rispetto al LOD.

Progettazione BIM

Per ciascuna fase del progetto è di fondamentale importanza che risulti ben definito il livello di dettaglio richiesto, sia per informazioni grafiche e geometriche, che di attributi.

Nel modello BIM possono convergere molte informazioni, ed è importante quindi che risiedano nel modello quelle utili al committente ed utilizzate dai diversi professionisti che collaborano al progetto, nelle diverse fasi della progettazione.

Quindi il livello di dettaglio del modello BIM aumenta man mano che il progetto procede: nella prima fase le informazioni che caratterizzano il modello solitamente sono quelle relative alla situazione esistente, mentre nelle fasi successive si passa da un semplice modello di concetto ad un modello virtuale (“as-built”) reso reale grazie ad un livello dettagliato e, di fatto, costruttivo.

La pratica progettuale prevede in effetti uno sviluppo di informazioni e geometrie a diverse velocità, e questi aspetti possono provenire dai diversi collaboratori del team di progetto, e il loro sviluppo può passare dal committente, ai consulenti, al contraente e fornitori e, infine, di nuovo al committente.

Il concetto di LOD

Il termine LOD rappresenta il “Livello di definizione” (o “Livello di sviluppo”) che gli oggetti presenti nel modello BIM devono assumere nelle varie fasi della progettazione.

Secondo quanto definito nelle fasi iniziali di una progettazione BIM, la committenza redige un documento nominato EIR (Employer’s Information Requirements) contenente requisiti fondamentali da inserire nella progettazione.

A seguito di queste indicazioni viene redatto a cura del BIM manager un BIM Execution Plan (BEP) che descrive in modo preciso il LOD che ogni disciplina di BIM authoring dovrà garantire nelle consegne stabilite.

Per un maggiore dettaglio sul BEP si rimanda alle UK PAS 1192-2:2013 che lo descrivono nel dettaglio.

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Il LOD è un concetto definito fin dal documento AIA del 2008 intitolato “AIA E202-2008: Building Information Modeling Protocol Exhibit”.

U na pagina web che può aiutare nella comprensione di cosa sia il LOD è sicuramente quella presente sul sito bimforum.org.

Periodicamente viene aggiornata e pubblicata online su questo sito una pratica guida PDF contenente i principali elementi progettuali sviluppi secondo di sviluppo LOD a seconda delle fasi progettuali.

Come si può vedere da un esempio estratto dal documento in questione, un collegamento verticale (scala a due rampe con pianerottolo) può assumere rappresentazioni differenti a seconda del LOD di riferimento.

Da questo esempio come da altri, presenti in vari siti dedicati alla progettazione BIM nasce il dubbio iniziale: il LOD è equivalente al dettaglio grafico?

bim lod

Il concetto di dettaglio grafico

I moderni software di BIM authoring sono in grado di modellare gli elementi costruttivi con dettagli grafici differenti, da una visualizzazione schematica fino ad un grado di dettaglio particolarmente elevato.

Nell’immagine possiamo vedere come sia possibile definire rappresentazioni differenti di dettaglio

usando un software BIM architettonico (nello specifico con Allplan 2016™)

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Per codificare la rappresentazione grafica gli AEC (UK) BIM protocols definiscono le seguenti sigle:

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Da quanto visto fino ad ora sorge quindi il dubbio che sia sufficiente aumentare il dettaglio per poter passare da un LOD a quello successivo, ma la realtà è ben diversa.

Differenze fondamentali

È fondamentale che si capisca la natura degli oggetti presenti in un modello BIM.

Quando definisco un pacchetto murario, per esempio pensato per un tamponamento esterno, posso definire nella progressione dei principali LOD le seguenti caratteristiche:

tipi modelli lod

tabella LOD

Conclusioni

Ciò che si evince da quanto detto ed illustrato è che il LOD differisce dal dettaglio grafico per gli attributi che possono popolare gli oggetti BIM in funzione della fase progettuale. Non si può pensare ad un oggetto BIM che non abbia nei suoi LOD più elevati una serie di informazioni non grafiche aggiunte (gli attributi).

Proprio questa caratteristica rende la sequenza dei LOD unica e non confondibile con il dettaglio puramente grafico.

 

Dal cartaceo alla nuvola

Come abbiamo avuto modo di vedere in precedenti articoli l’introduzione del BIM nella progettazione ha cambiato strumenti e modalità di lavoro dei progettisti.

Tra le consuetudini operative maggiormente interessate da questa trasformazione troviamo la natura degli elaborati e la loro gestione.

In pochi anni siamo passati dal disegno a mano alla modellazione BIM. Un cambiamento che sicuramente merita di essere analizzato per poter capire ancora meglio le potenzialità del BIM.

In questo articolo focalizzeremo la nostra attenzione proprio a come sia cambiato l’elaborato prodotto, cercando di capire con quali eventuali vantaggi e conseguenze rispetto al ciclo più ampio della progettazione.

 

C’era una volta….

…la tavola disegnata a mano.
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Gli elaborati progettuali venivano realizzati a mano, senza ausilio di particolari strumentazioni. In cantiere venivano studiati i particolari costruttivi direttamente a contatto con le maestranze dell’epoca.

È una pratica che si è reiterata praticamente senza particolari cambiamenti per diversi secoli. Gli elaborati rappresentavano in modo più o meno schematico l’oggetto della progettazione, mentre il dettaglio costruttivo ed il relativo montaggio venivano definiti direttamente in cantiere con le maestranze. In alcuni casi particolari venivano realizzati dei modelli in scala per illustrare al committente dell’opera le caratteristiche principali.

In tempi più moderni i progettisti hanno cominciato ad utilizzare strumenti di ausilio quali le righe parallele, le squadre e poi i tecnigrafi. L’elaborato era ancora sotto forma di disegno su carta o su lucido. Attraverso rappresentazioni sempre più dettagliate e tecniche, i progettisti erano in grado di comunicare a committenti ed imprese le proprie elaborazioni.

La modellizzazione in scala degli edifici così come dei particolari si è sviluppata fino a raggiungere una qualità decisamente notevole.

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 L’epoca del CAD

Dopo i primi esperimenti universitari realizzati tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ‘60 utilizzando elaboratori elettronici particolarmente costosi, il vero cambiamento nel mondo della progettazione avviene tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ‘80.

 

primi-disegni-tecnici-assistitiLa produzione e commercializzazione dei primi personal computers permette di poter elaborare informazioni grafiche senza dover impiegare budget economici importanti.

Si tratta di un momento particolarmente significativo per il mondo della progettazione. Si introduce il termine “progettazione assistita al computer” (che viene sintetizzata nell’acronimo CAD).

Nel 1982 compare sul mercato il primo software di disegno vettoriale bidimensionale

 

L’attività grafico-progettuale viene realizzata con l’ausilio di strumenti informatici. Gli elaborati sono ancora bidimensionali, il computer è concepito solo come un tecnigrafo evoluto.

La modellizzazione tridimensione ha ancora uno spazio proprio, e si avvale di quanto impostato al computer per ottenere risultati più dettagliati.

Nell’ottica della progettazione edile più in generale appare evidente che in quegli anni si comincia a configurare una pratica professionale diversa rispetto al passato: lo strumento elettronico comincia ad assumere un ruolo significativo.

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La modellazione tridimensionale

Dalla seconda metà degli anni ’80, grazie alla diffusione di solidi sistemi operativi quali UNIX, si cominciano a commercializzare delle stazioni grafiche dedicate alla progettazione tridimensionale.

 

evoluzione cad

 

 

La progettazione assistita al computer diventa tridimensionale e permette ai progettisti di sviluppare concetti fino ad allora difficili da comunicare con disegni bidimensionali.

Oltre a questa possibilità, si può affermare che questo passo segni anche una importante modifica per quanto riguarda il mondo delle riproduzioni tridimensionali: è evidente che poter mostrare un modello tridimensionale “esplorabile” attraverso il computer porterà negli anni a venire una riduzione di importanza del campo dedicato alla realizzazione materiale di repliche tridimensionali.

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La progettazione BIM

La progettazione BIM come abbiamo visto in precedenti appuntamenti permette di integrare alla modellazione tridimensionale anche dei dati aggiuntivi e dei gradi di dettaglio impensabili in precedenza.

Si incomincia a teorizzare a metà degli anni ’70, soprattutto pensando alla progettazione meccanica e solo a metà degli anni ’802 comincia a diffondersi anche in altri ambiti e discipline progettuali.

I progettisti creano modelli tridimensionali parametrici ricchi di informazioni.

Il modello stesso, nelle varie scale di dettaglio può essere visualizzato sia in modalità di navigazione virtuale così come può essere inviato a stampanti tridimensionali in grado di trasformarlo in modellini in resina o gesso quanto progettato.

 

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La nuvola

La progettazione BIM si è evoluta in questi ultimi anni per andare incontro a nuove richieste da parte delle Amministrazioni Pubbliche così come dei Committenti.

A seguito di nuove legislazioni quali quella del Regno Unito che a partire dell’aprile 2016 obbligherà ad utilizzare il BIM level 2 per progetti di una certa entità (Building Information Modelling Working Party Strategy – 2011) o della direttiva Europea del gennaio 2014 (Direttiva Europea 2014/24/EU) adottata dalla legge n.11 del 28 gennaio 2016 I progettisti si sono trovati a dover garantire nuovi standard di sicurezza e di condivisione dei dati.

È alla luce di quanto detto, ma anche degli innegabili vantaggi in termini di interoperabilità e scambio dei dati di progetto che si è venuta sviluppando la tecnologia di condivisione dei dati “in cloud”.

Il concetto di cloud computing (introdotto per la prima volta nel 2004) ha avuto un reale sviluppo a partire dall’ottobre 2007, quando IBM e Google annunciarono un progetto congiunto di cloud computing.

I l National Institute of Standards and Technology (NIST) lo definisce come “un modello per consentire un l’accesso alla rete diffuso, conveniente e on-demand ad un pool condiviso di risorse di calcolo configurabili (ad esempio reti, server, storage, applicazioni e servizi) che possono essere rapidamente fornite e rilasciate con un minimo sforzo di gestione o servizio da parte del fornitore’. 

 

bim platform

 

L’architettura tipica su cui si basa il cloud computing è composta da quattro livelli: applicazioni, piattaforme, infrastrutture e hardware.

Esistono diversi tipi di cloud computing: clouds privati, pubblici e misti (detti anche community cloud). La differenza fondamentale è data dal grado di sicurezza che si vuole garantire e dal livello di condivisione dei dati con attori esterni.

Per quanto riguarda in modo più specifico la progettazione BIM, le prime piattaforme informatiche sono state create dopo il 2010.

La possibilità di poter condividere dati secondo gli standard OpenBIM, apre tutta una serie di opportunità e vantaggi fino ad ora poco sperimentate.

Queste possono essere sintetizzate in:

  • Basato su standard internazionali OpenBIM.
  • Accesso disponibile sempre da qualsiasi punto della Rete.
  • Funzioni non solo di storage dei modelli BIM ma anche di storico delle versioni e di identificazione univoca dell’autore del modello BIM.
  • Possibilità di caricare dati non grafici oltre ai modelli BIM.
  • Possibilità di comunicazione tra gli attori partecipanti al progetto.
  • Funzionalità di visualizzazione dei dati grafici e non grafici indipendentemente dalla piattaforma software utilizzata.
  • Eventuale collegamento e interazione con WBS di progetto.
  • Accesso possibile anche con periferiche smart quali tablet e smartphone.

 

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Conclusioni

Da quanto abbiamo velocemente visto in questa panoramica, il mondo della progettazione è cambiato molto in funzione delle nuove tecnologie di progettazione e comunicazione disponibili.

La progettazione BIM sfrutta ora delle possibilità di condivisione dei dati e di controllo degli stessi che fino a qualche anno fa erano impensabili.

Non si tratta di cambiamenti dettati solo dalla necessità di velocizzare il flusso progettuale. Se valutiamo pro e contro di queste nuove tecnologie, ci possiamo rendere conto di come siano pensate per poter ottenere i migliori risultati col minor sforzo economico e di tempo.

Riteniamo che siano passi molto significativi in un momento nel quale la sostenibilità e la consapevolezza ambientale risultano sempre più importanti non solo a livello etico, ma anche economico.

 

 

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Trimble e Autodesk: accordo per l’interoperabilità

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SUNNYVALE and SAN FRANCISCO, Calif., June 14, 2016

…Autodesk e Trimble stringono una accordo centrato sulla sempre maggiore interoperabuilità tra le rispettive piattaforme software per il mercato delle costruzioni.

Un accordo che per alcuni aspetti si può definire una rivoluzione, in casa Autodesk!

This collaboration demonstrates our mutual commitment to provide design and construction professionals with a seamless experience from both Autodesk and Trimble design-build-operate solutions,” said Bryn Fosburgh, vice president at Trimble. “As a result all stakeholders across the construction lifecycle can optimize their workflow efficiency.”

Leggi tutto il comunicato stampa

 

XFinest 2016: imminente il rilascio della nuova versione!

Xfinest - logoE’ prevista a breve l’uscita della nuova versione del solutore XFinest 2016. Anche per quest’anno si prevedono interessanti novità dal punto di vista sia informatico sia ingegneristico. L’eliminazione dei file intermedi e lo sfruttamento della RAM per l’immagazzinamento dei dati transitori, necessari all’espletamento del calcolo, permettono una notevole velocizzazione del motore, soprattutto in campo non lineare. La disponibilità sul mercato di computer sempre più potenti a costi non elevati ha convinto gli sviluppatori di Ce.A.S. ad abbandonare metodi di stoccaggio dati ormai obsoleto a favore di un incremento delle prestazioni del motore di calcolo. Tra le novità ingegneristiche, anticipiamo invece l’ottimizzazione della formulazione degli elementi finiti 2D, sempre più utilizzati dai Professionisti soprattutto per l’analisi di strutture in muratura modellate al continuo. La nuova formulazione permetterà integrazioni più precise al fine di estrapolare azioni generalizzate (M,T ed N) relativamente a maschi murari ed architravi; analoghi benefici si possono trarre nella modellazione di setti, lame di taglio, vani scala ed ascensori e muri di cantinato in c.a..

Scarica qui la versione demo di XFinest

ModeSt 8.10: approccio elastico per il calcolo degli IR (Indice di Rischio)

ModeSt 8 - logoA seguito dei numerosi eventi sismici che interessano il nostro Paese, le analisi di vulnerabilità si riconfermano come l’attività principe che il professionista è chiamato ad ottemperare. La procedura più comune ed ormai implementata nella maggior parte dei software commerciali finalizzata al calcolo dell’Indice di Rischio è l’analisi statica non lineare (push over). Sfortunatamente, le analisi di pushover possono essere condotte solo se sono soddisfatte le condizioni riportate al par. 7.3.4.1 delle NTC2008 soprattutto relativamente alle strutture in c.a.. Qualora la struttura in esame non sodisfi i requisiti qui riportati, la normativa propone di ricorrere ad analisi dinamiche non lineari. Tuttavia, questa tipologia di analisi non è ancora implementata in tutti i software di uso comune, richiede conoscenze teorico metodologiche spesso non consolidate nella vita professionale dell’Utente ed infine prevede la gestione di una mole di dati di input molto elevata sui quali non sono ancora stati chiariti neppure a livello accademico come svolgere la parte di post-processing. Una valida alternativa, allora, può essere costituita da analisi in campo elastico caratterizzate da una procedura iterativa per il calcolo della PGA di capacità, e quindi dell’IR.

Con la Versione 8.10, ModeSt automatizza la suddetta metodologia.

ModeSt è in grado di valutare in modo automatico gli indicatori di rischio separatamente per i diversi elementi strutturali, divisi in categorie omogenee e per tipologia di rottura. Ad esempio, è possibile valutare separatamente flessione/pressoflessione (rottura duttile), taglio (e altre rotture fragili), stabilità, rottura dei nodi (sia quelli trave-pilastro in c.a. che quelli di strutture in acciaio), rottura nel piano o fuori piano o per cinematismi (per le strutture in muratura), ecc…

La possibilità di valutare indicatori di rischio separati consente di individuare in modo più consapevole eventuali interventi di consolidamento o di rinforzo. La creazione di una tabella degli elementi critici permette infatti di individuare gli elementi non verificati per il sisma di domanda con il relativo sfruttamento e tipo di rottura, nonché il valore dello sfruttamento per il sisma di capacità individuato. Diventa così semplice e veloce l’individuazione dei punti della struttura su cui converrebbe intervenire per aumentare l’indicatore di rischio.

Clicca qui per maggiori informazioni

Seminario “Il BIM: digitalizzazione, innovazione e gestione della commessa”, 22 giugno – Treviso

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Lo scorso 15 aprile il Governo ha approvato il Nuovo Codice Appalti, introducendo un documento con molte novità tra le quali: il ridotto numero degli articoli e l’importante ruolo dell’ANAC (Autorità Nazionale Anti-Corruzione). Per parere di molti, l’introduzione del BIM (art. 23 – comma 13) nel testo della norma rappresenta la parte più innovativa.

Harpaceas, con il Patrocinio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Treviso, organizza un seminario che illustra come il BIM ottimizzi tutto il ciclo di vita legato allo sviluppo immobiliare attraverso strumenti di progettazione basati su modelli virtuali 3D, che si pongono come logica evoluzione rispetto all’utilizzo dei metodi tradizionali di disegno. L’adozione della metodologia BIM e la successiva digitalizzazione dei dati di commessa, risultano oggi l’unica scelta possibile per chi vuole invertire la tendenza negativa del mercato: innovare e ridurre i costi e i tempi, incrementando la qualità, diventano attività imprescindibili in un contesto sempre più competitivo e globalizzato.

Guarda l’agenda e iscriviti al seminario (ancora pochi posti disponibili)

Treviso, 22 Giugno, dalle ore 15:00 alle ore 18:00,

presso la Sala conferenza, Ordine degli Ingegneri di Treviso

 

Scopri tutti gli eventi organizzati da Harpaceas, ti puoi iscrivere direttamente dal nostro sito!

Il BIM per un progetto MEP vincente

M_af3eae504eHugaas Ingegneria, una giovane società di Ingegneria, ha scelto il software DDS-CAD per implementare la metodologia BIM come metodo di lavoro. “Il vantaggio che abbiamo con DDS-CAD è la compatibilità con il resto dei pacchetti di software che usiamo e la collaborazione con i nostri omologhi norvegesi. DDS-CAD permette al nostro team di ingegneri di fornire informazioni dettagliate nei modelli che possono poi essere utilizzati per comunicare in modo chiaro con i responsabili di progetto dei nostri partner ad anche con i nostri clienti, per capire fin dai primi dati di progetto, come si comporterà la struttura finale degli impianti.

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Seminario: Modellazione, analisi e verifiche di opere geotecniche nell’ambito di NTC2008 e degli Eurocodici, Milano

Con le attuali Normative (Norme Tecniche per le Costruzioni, Eurocodici) cresce la necessità di supportare l’analisi e la verifica di problemi geotecnici con codici di calcolo, affiancando ai noti strumenti basati sull’equilibrio limite, metodologie di analisi per fasi in regime non lineare, tenendo conto di diversi approcci progettuali.

Harpaceas, con il Patrocinio degli Ordini degli Ingegneri di Torino e Milano, organizza una serie di seminari che si propongono di illustrare gli aspetti legati alla scelta degli schemi di calcolo in relazione alla tipologia di opera ed i possibili metodi di analisi. Esempi pratici saranno a corredo delle parti teoriche.

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logo ing mi nuove proposte Milano: lunedì 27 Giugno, iscriviti ora!

 

 

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