BIM, AIR e PIR: cosa hanno in comune con la costruzione di un Lego?

Dopo aver passato in rassegna i diversi tipi di requisiti informativi e modelli informativi secondo la norma ISO 19650 e aver approfondito il tema dei Requisiti Informativi di Progetto (PIR), in questo articolo l’Ing. Marzia Folino, Senior Consultant Divisione Servizi di Implementazione BIM e Digitalizzazione di Harpaceas, propone una panoramica sulla gerarchia di tali requisiti informativi, creando un parallelismo con le costruzioni Lego.

Gerarchia dei requisiti informativi secondo la norma ISO 19650

I requisiti informativi e la loro gerarchia fanno parte del cuore della norma ISO 19650-1:2018 non a caso: la loro standardizzazione e sistematizzazione porta all’ottimizzazione dello scambio informativo e quindi della commessa e della gestione informativa in generale (a livello di commessa ed anche a livello di organizzazione).

Figura 1 – Rielaborazione della figura blu della ISO 19650-1

La famosa figura blu (soprannominata in questo modo dagli inglesi) restituisce una gerarchizzazione di requisiti informativi che assume un aspetto ancora più chiaro nella parte 3 della norma internazionale citata: per arrivare a produrre deliverable coerenti e soprattutto utili al raggiungimento degli obiettivi occorre standardizzare le richieste a monte. In altri termini, per arrivare a produrre modelli informativi (PIM  Project information Model / modello informativo di progetto e AIM Asset Information Model / modello informativo dell’opera) efficaci occorre che il Soggetto Proponente (ovvero committente, Appointing party, colui che ha bisogno di informazioni) chiarisca in modo sistematico i propri requisiti informativi (PIR – Project Information Requirements, requisiti informativi di progetto e AIR – Asset Information Requirements, requisiti informativi dell’opera). AIR e PIR vengono quindi a costituire una enorme libreria di informazioni condivise all’interno di una organizzazione; nel momento in cui l’organizzazione affronta una commessa specifica, attinge direttamente da quella biblioteca solo i libri necessari al raggiungimento degli obiettivi di commessa. I soli libri necessari costituiscono l’EIR Exchange Information Requirements, capitolato informativo.

Questo ragionamento logico vale sia nello stadio di sviluppo sia nello stadio di esercizio di un cespite e più in generale ogni volta che vi è la necessità di uno scambio informativo. Per questo motivo PIR e PIM sono riferiti alla fase di progetto, AIR e AIM sono riferiti alla fase di esercizio in un flusso però continuo; infine l’EIR, il documento che descrive le procedure di scambio delle informazioni, viene personalizzato in funzione della commessa specifica.

BIM, AIR e PIR illustrati in chiave “Lego”

In che modo il BIM può venirci in aiuto in questi passaggi, che dovrebbero essere alla base del modo di lavorare corrente? Sistematizzando e standardizzando.

Figura 2 – “If you change the way you see the world, you change the world you see” (fonte: LinkedIn)

Per capire meglio, si propone un paragone: si potrebbe pensare al metodo BIM come una metodologia per costruire un Lego. La situazione immaginata propone una miriade di pezzi, di diverse dimensioni e colori (nel nostro paragone sono i dati e alle volte big data, una enorme mole di dati). Per poter arrivare al risultato finale (chi di noi non ha mai costruito un Lego?!) occorre il libretto di istruzioni, un manuale che descriva la procedura step-by-step per arrivare all’oggetto assemblato correttamente. Non è difficile immaginare questo manuale come l’EIR, che deriva da standard, best practice ed esperienze pregresse nella costruzione/condivisione e gestione di informazioni.

Il risultato è quindi un dato strutturato, che è una delle caratteristiche dell’elemento intangibile che ci ricorda anche la norma UNI 11337:2017-1.  

In conclusione, risulta quindi evidente che l’EIR, il manuale di istruzioni che consente la costruzione efficiente ed un risultato efficace, non può essere una manifestazione estemporanea, ma presuppone un livello di maturità digitale di chi scrive il documento (per ora è un documento, sempre più diventerà computazionale) elevata. Questo significa procedure e processi digitali interiorizzati, linee guida BIM in continuo aggiornamento, utilizzo di strumenti adeguati e formazione senza soluzione di continuità (cfr. Adempimenti preliminari previsti per le Stazioni Appaltanti pubbliche).

Ciò porta a strutturare i requisiti informativi in modo tale che diventino utili al raggiungimento di Obiettivi prefissati dalla committenza e fruibili da molteplici tecnologie differenti (in ambito BIM authoring, tempi e 4D, costi e 5D, sostenibilità e 6D, facility management e 7D). Il tema quindi è sia la strutturazione del dato ed il suo coordinamento (cfr. con le procedure di coordinamento sui tre livelli, LC1, LC2 e LC3 definiti dalla norma UNI 11337) sia la verifica della struttura stessa (cfr. con le procedure di verifica sui tre livelli, V1, V2, V3 definiti dalla stessa norma)

Lo sforzo iniziale è consistente e intenso, comprende la creazione di una enorme libreria di Requisiti Informativi e procedure, ma una volta compiuto porta ottimizzazione e benefici che conosciamo (McLeamy docet).