BIM per la fase gestionale (operational phase): lo stimolo della ISO 19650-3

In questo articolo l’Ing. Marzia Folino, Senior Consultant Divisione Servizi di Implementazione BIM e Digitalizzazione di Harpaceas, illustra le potenzialità del BIM nella fase gestionale dell’opera, considerando quanto messo in evidenza dalla norma UNI EN ISO 19650-3:2021 (Organizzazione e digitalizzazione delle informazioni relative all’edilizia e alle opere di ingegneria civile, incluso il Building Information Modelling (BIM) – Gestione informativa mediante il Building Information Modelling – Parte 3: Fase gestionale dei cespiti immobili) di recente pubblicazione.


Il recente recepimento italiano della norma ISO 19650-3:2020 (e sua traduzione in lingua italiana UNI EN ISO 19650-3:2021) è l’occasione per fornire alcuni spunti di riflessione.

Occorre innanzitutto sottolineare la differenza tra la fase di consegna (delivery phase, descritta nella parte 2 della norma internazionale ISO 19650) e la fase gestionale (operational phase). Per farlo ricordiamo la cosiddetta figura a cipolla della ISO 19650-1, nella quale il processo di gestione delle informazioni viene rappresentato come un flusso senza soluzione di continuità tra queste due fasi.

Con fase di consegna si intende quella parte del ciclo di vita durante la quale un cespite immobile è progettato, costruito e messo in servizio; con fase gestionale si intende invece quella parte del ciclo di vita durante la quale il cespite immobile è utilizzato e sottoposto a utilizzo e a manutenzione.

Fase di consegna e fase gestionale: in cosa si distinguono?

La differenza tra fase di consegna e fase gestionale si riflette evidentemente nei requisiti informativi e nella loro gerarchia. Essa viene aggiornata e meglio esplicitata nella parte 3 della norma, che inserisce un chiarimento riguardo alla diretta estrazione dell’EIR (Exchange Information Requirements, ovvero Capitolato Informativo) sia dai requisiti informativi di progetto/commessa (PIR – project Information Requirements) sia dai requisiti informativi dell’opera (AIR – Asset Information Requirements).

Questo significa che l’EIR è relativo al momento dell’incarico (Appointment) ed entra in gioco ogni volta che vi è una richiesta di informazioni, con obiettivi strategici. Questo momento è descritto dalla norma come “evento scatenante” (trigger event), ovvero qualsiasi accadimento durante il ciclo di vita del cespite che causa la necessità di nuove informazioni o aggiornamenti. I trigger events scandiscono i tempi del processo di gestione informativa, così come fanno le fasi della UNI 11337-1. Esempi di trigger events potrebbero essere l’ispezione di un cespite immobile o la valutazione delle prestazioni di un cespite immobile (comprendente le tendenze al malfunzionamento di componenti simili utilizzati in altri contesti e l’apprendimento basato sull’esperienza oltre al riscontro sulla prestazione del cespite immobile) o lavori di manutenzione sul cespite (sia pianificati che reattivi) o modifica della proprietà del cespite.

Fase gestionale dell’opera: BIM e Information Management

La prospettiva introdotta dalla fase gestionale è a lungo termine: se pensiamo al TCO (Total Cost of Ownership) di un bene è noto che ¼ dei costi sono dovuti alla progettazione e costruzione, la restante parte invece è relativa ai costi di gestione e facility management.

In questo senso il ruolo della gestione informativa e del BIM è ancora più determinante in questa fase.

Quindi molti Soggetti Proponent\i (proprietari e/o gestori) hanno un interesse a lungo termine sugli asset; durante la fase di gestione infatti si verificano molteplici eventi scatenanti, ognuno dei quali origina attività di Information Management.

Quanto detto finora significa che un AIM (Asset Information Model – modello informativo dell’opera) ha valore di input per i Soggetti Incaricati (affidatari), supportandoli nella pianificazione del loro lavoro tecnico, diversamente dal flowchart di processo della parte 2 della ISO 19650 che rappresenta un singolo progetto dall’inizio alla fine, dove il PIM (Project Information Model) è l’output del processo.

Ciò che però accomuna AIM e PIM è l’essere veicolo di virtualizzazione di prodotti e processi, presentandosi come insieme di contenitori informativi strutturati e non strutturati. L’espressione quindi di requisiti informativi – e obiettivi – SMART (Specific, Measurable, Accepted, Realistic, Timely) è una delle sfide della gestione informativa e del BIM come porta di accesso alla digitalizzazione. Questo è ben espresso anche dalla figura riportata, che rende evidente la sfida attuale, di questo momento storico: avendo a disposizione una enorme mole di dati (big data) rendere questo asset (elemento, cosa o entità che ha un valore potenziale o effettivo per un’organizzazione) leggibile dall’essere umano consentendo di prendere decisioni più consapevoli.

Fig. 1 – Le sfide collegate ad una sempre maggiore disponibilità di dati (rappresentati dai cilindri colorati) connessi ai cespiti immobili. [Fonte: IBM, 2016]