Degrado dei viadotti esistenti: studio con Midas

Come il degrado da carbonatazione può influenzare la vulnerabilità sismica di viadotti autostradali esistenti? In questo articolo, tratto dalla tesi universitaria dell’Ing. Francesca Fiore (Politecnico di Milano), si presentano i risultati delle analisi pushover multimodali, eseguite a partire dalla modellazione del degrado degli elementi del viadotto.  
Sono stati analizzati tre viadotti autostradali esistenti costruiti circa 45 anni fa. Grazie al software Midas Civil è stato possibile realizzare il modello agli elementi finiti di tali infrastrutture ed eseguire l’analisi statica non-lineare con riferimento ai meccanismi duttili (rotazione) e fragili (taglio).  

Vantaggi nella modellazione e nelle analisi con Midas Civil

Il modello FEM è stato realizzato per rispecchiare in modo chiaro e realistico il comportamento della struttura, inserendo le caratteristiche dei materiali, i vincoli di connessione tra gli elementi e i carichi agenti sulla struttura. Si riportano di seguito le caratteristiche principali dei viadotti analizzati: 

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DDS-CAD: open BIM e interoperabilità

Chi utilizza quotidianamente uno strumento software ne conosce bene funzionalità e potenzialità. È per questo motivo che abbiamo chiesto all’Ing. Alessandro Laner, Direttore Tecnico di New Engineering Srl, di descriverci come open BIM e interoperabilità di DDS-CAD per la progettazione di impianti hanno migliorato i processi interni della società.

  1. DDS-CAD è uno strumento specialistico e indipendente. Quanto ritiene importanti queste caratteristiche per le sue attività?

DDS-CAD è uno strumento software specifico per modellazione e calcolo di impianti meccanici ed elettrici. Proprio per questo il software offre alcune funzionalità specifiche per semplificare il workflow di un progettista MEP. Ad esempio, DDS-CAD è in grado di connettere automaticamente le distribuzioni (tubazioni e canali) ed i dispositivi (sistemi scaldanti, sanitari, bocchette dell’aria, ecc..). Questo consente una notevole rapidità di inputazione delle reti nel software. La modifica delle stesse è immediata, rispetto ad altri software disponibili in commercio; le distribuzioni possono essere modificate a piacimento, pur senza intaccare le connessioni logiche definite in precedenza tra tubazioni/canali e dispositivi.
Il fatto che DDS-CAD sia indipendente, ovvero che non richieda l’acquisto di ulteriori software per il funzionamento, è una caratteristica che apprezziamo molto non dovendo affrontare ulteriori costi in termini di licenze software.

  1. DDS-CAD comprende al suo interno software di calcolo. Come questa funzionalità permette una maggiore efficienza delle sua attività?

DDS-CAD è uno strumento multi-funzionale:

  • è un modellatore BIM-MEP (e anche BIM-ARC, anche se tale funzionalità non è il “core” del software)
  • è uno strumento per la valutazione dei carichi termici di un edificio
  • è uno strumento per il dimensionamento e calcolo di reti di tubazioni, canali, circuiti elettrici
  • è infine uno strumento che consente di “mettere su carta” il progetto, arricchendo gli elaborati grafici di particolari in 3D che consentono di descrivere puntualmente le lavorazioni previste e da realizzare in cantiere.

Il fatto che tutto sia racchiuso in unico software permette di limitare gli sfridi nell’attività: non occorre infatti inputare gli stessi dati in strumenti software differenti per ottenere i risultati desiderati.

  1. La scelta di lavorare su piattaforme diverse, in quali aspetti ha reso più efficienti i vostri processi?

All’interno della nostra società utilizziamo numerosi software. Ad esempio per la progettazione strutturale utilizziamo Tekla Structures. Per la progettazione architettonica utilizziamo Autodesk Revit. Per la modellazione energetica ci affidiamo alla suite MC4 oppure alle simulazioni energetiche dinamiche con IES-VE. L’interoperabilità tra alcuni di questi software e DDS-CAD è pressoché ottima: attraverso l’utilizzo del formato di interscambio IFC riusciamo, ad esempio, a modellare gli impianti in DDS-CAD direttamente all’interno delle strutture elaborate con Tekla Structures ed importate in DDS-CAD. In altri casi l’utilizzo di piattaforme differenti non è indolore e necessita la ri-modellazione in entrambe le piattaforme. Questo è ad esempio il caso della modellazione energetica: l’utilizzo tal quale del modello architettonico nei software di modellazione energetica raramente va a buon fine perché il modello energetico necessita di semplificazioni geometriche inaccettabili nella modellazione architettonica.
In conclusione, ritengo che se potessimo elaborare il modello di un edificio in un’unica piattaforma, che consentisse di progettare tutte le discipline (ARC, STR, MEP, modellazione energetica, preventivazione, stima dei tempi, ecc..), saremmo esentati dal dover ri-modellare e ri-inputare i dati in software differenti. Allo stato attuale la tecnologia non è ancora disponibile per questo, pertanto ci siamo rivolti verso DDS-CAD che tra i software MEP disponibili è quello che consente di tenere in considerazioni il maggior numero di specialità.

  1. È una scelta che rifareste?

Abbiamo integrato l’utilizzo di DDS-CAD al nostro interno da circa due anni. La curva di apprendimento è piuttosto rapida: con sole 3 giornate di formazione da parte di Harpaceas eravamo già operativi in meno di una settimana e dopo nemmeno un paio di mesi dall’installazione di DDS-CAD stavamo consegnando il nostro primo progetto. Ovviamente per diventare degli “assi” e conoscere tutte le funzioni ci vuole più tempo.
Da allora DDS-CAD è il software che utilizziamo sempre per qualsiasi progetto MEP, al momento siamo molto soddisfatti e pertanto direi proprio che sì: rifaremmo la scelta fatta due anni fa.

  1. In generale, qual è la sua opinione sull’open BIM?

Come dicevamo precedentemente, l’open BIM ci consente di interoperare con altri software, senza dover inputare gli stessi dati più volte, su piattaforme differenti. Il passaggio tra piattaforme differenti sfruttando il formato IFC garantisce a noi progettisti di poterci scambiare dati, senza badare alle tecnologie a disposizione e pertanto senza doverci accollare l’acquisto di software specifici. Mi spiego meglio: grazie al formato IFC, posso visualizzare e ottenere le informazioni che mi servono dai miei colleghi strutturisti che utilizzano Tekla Structures, senza per questo avere bisogno di una versione del software licenziata sul mio pc. Mi basterà richiedere ai colleghi il modello IFC delle strutture; io potrò visualizzarle con uno dei numerosi visualizzatori gratuiti disponibili in rete (anche DDS-CAD fornisce un visualizzatore gratuito) oppure potrò importare direttamente l’IFC nel mio progetto DDS-CAD e lavorare quindi “all’interno del modello strutturale”.
In questo senso l’open BIM è fondamentale per farci risparmiare tempo e denaro.

L’Ing. Laner ci ha inoltre presentato la sua esperienza BIM con DDS-CAD su un progetto reale.

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ACDat secondo la UNI-EN-ISO 19650

Abbiamo già parlato delle esigenze e delle considerazioni che hanno portato alla nascita della UNI-EN-ISO 19650 e dei requisiti informativi, oggetto del capitolo 5 della UNI-EN-ISO 19650.
In questo articolo, l’Arch. Saverio Pellegrino, BIM Consultant di Harpaceas, approfondisce il tema dell’ACDat.

ACDat: obiettivi

L’obiettivo primario dell’ACDat è supportare i processi di gestione informativa durante lo stadio di sviluppo di una commessa. Al termine di una commessa, i contenitori informativi richiesti per la gestione del bene vengono trasferiti dal modello informativo del progetto (PIM project information model) al modello informativo dell’asset (AIM asset information model).
I contenuti informativi archiviati vengono conservati in sola lettura in caso di controversia e come fonte di esperienza maturata per commesse future. Come da tempo noto e consolidato dalla UNI-EN-ISO 19650, i contenitori informativi di un ambiente di condivisione di dati supportano quattro stati: stato di elaborazione, stato di condivisione, stato di pubblicazione e stato di archiviazione. La revisione di ciascun contenitore informativo all’interno dell’ACDat avviene in uno dei primi tre stati.
Lo stato di archiviazione permette la conservazione di tutte le operazioni avvenute nei contenitori informativi e la verifica del loro sviluppo durante la commessa. La transizione da uno stato all’altro del contenitore informativo è soggetta a processi di approvazione e autorizzazione da parte di un responsabile designato. Ogni ambiente di condivisione dati possiede un regolamento che norma i processi di revisione e che indichi l’utilizzo ammesso delle informazioni. La normativa internazionale stabilisce che tra le funzioni presenti in un ACDat è importante anche la capacità di inviare “transmittal”, un componente informativo normato da uno standard ISO, che permette di emettere comunicazioni ufficiali all’interno dell’ambiente di condivisione dati tra i membri coinvolti nella commessa. Una volta definite le caratteristiche di un ACDat, la UNI-EN-ISO 19650 definisce anche delle indicazioni sulla gestione dei contenitori informativi. Nel dettaglio indica la necessità di definire una strategia di aggregazione spaziale dei contenitori informativi all’interno del modello informativo come mostrato nella figura 1.

Figura 1 – Illustrazione di una strategia di aggregazione spaziale dell’ACDat 

Definire la strategia di aggregazione e la struttura di scomposizione dei contenitori informativi

La finalità della strategia di aggregazione è quella di aiutare a pianificare la produzione di informazioni da parte dei singoli gruppi al livello appropriato di esigenza informativa.
La strategia di aggregazione viene sviluppata durante le attività di pianificazione informativa. Essa delinea in che modo il modello informativo viene suddiviso in uno o più insiemi di contenitori informativi. La strategia di aggregazione può essere sviluppata in una o più strutture di scomposizione dei contenitori informativi allo scopo di stabilire più dettagliatamente in che modo i contenitori informativi si relazionano tra loro. Vengono definite differenti configurazioni dei contenitori informativi per finalità diverse e possono essere necessari aggiornamenti in quanto la natura del lavoro svolto cambia, soprattutto quando si passa dalla gestione del bene alla consegna del progetto e viceversa. Una strategia di aggregazione consente di lavorare simultaneamente definendo i confini spaziali di ogni gruppo incaricato localizzando i sistemi, i componenti o gli elementi costruttivi dei quali è responsabile. Per un bene come un edificio, la strategia di aggregazione potrebbe essere definita tramite un insieme di spazi interconnessi come illustrato nella figura 1 con le diverse discipline progettuali relazionate. Una strategia di aggregazione per facilitare la trasmissione di contenitori informativi dovrebbe tenere conto della dimensione massima dei file da poter agevolmente caricare e scaricare attraverso l’infrastruttura IT. 

Qualità informativa

Le informazioni gestite nell’ACDat dovrebbero essere comprensibili da tutti i soggetti. A sostegno di ciò si dovrebbe concordare il formato delle informazioni, i formati di consegna dei contenuti informativi prodotti, struttura del modello informativo, i mezzi attraverso i quali strutturare e classificare le informazioni, i nomi degli attributi per i metadati, per esempio le proprietà degli oggetti e i dei contenuti informativi prodotti. La classificazione degli oggetti dovrebbe essere in conformità ai principi della ISO 12006-2

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Tecnostrutture e il Nuovo Ospedale Odense in Danimarca: smart working con Tekla Model Sharing

I processi di digitalizzazione e l’adozione dello smart working hanno recentemente subito una forte accelerazione a causa della pandemia Covid-19. In questo periodo, per il settore delle costruzioni, gli strumenti di collaborazione BIM, come ad esempio Tekla Model Sharing, sono diventati essenziali per garantire a studi professioni, società di ingegneria e imprese di costruzione la propria continuità operativa.
Per avere una testimonianza reale sull’utilizzo di Tekla Model Sharing lavorando in smart working,  abbiamo intervistato l’Ing. Stefano China, Direttore Tecnico di Tecnostrutture Srl, azienda con oltre 35 anni di esperienza nelle strutture miste acciaio-calcestruzzo. L’Ing. China ci racconta l’esperienza che lui e il suo team hanno vissuto recentemente con l’adozione della nuova tecnologia, facendo inoltre riferimento al progetto del Nuovo Ospedale Odense in Danimarca sul quale attualmente stanno lavorando. 

Perché Tecnostrutture ha scelto Tekla Model Sharing per lavorare in smart working? 

Tecnostrutture utilizza Tekla Model Sharing da circa 2 mesi. La scelta della piattaforma è stata contestuale all’inizio della pandemia e all’obbligo per tutte le aziende di favorire lo smart working.
“Non ci sono state particolari problematiche nell’adozione del nuovo strumento di condivisione Tekla Model Sharing. Si presenta semplice e intuitivo e da subito ha risolto diversi problemi che si stavano presentando con il lavoro in smart working. Abbiamo deciso di considerare l’adozione del cloud per svariate ragioni. In generale, per garantire la prosecuzione delle nostre attività avevamo bisogno di uno strumento per la collaborazione e la condivisione del modello tra persone in sedi diverse, che permettesse inoltre ai singoli utenti di avere a disposizione il modello aggiornato indipendentemente dal PC in uso.” afferma l’Ing. Stefano China.

Utilizzare Tekla Model Sharing ha permesso di ottenere alcuni notevoli vantaggi in termini di continuità operativa. Innanzitutto, è stato possibile continuare il lavoro sui modelli Tekla Structures senza interruzione e senza perdite di tempo nei continui cambi di sede. Di particolare importanza è stata inoltre la nuova possibilità di gestire i salvataggi e il recupero di eventuali versioni precedenti in caso di problemi 
Grazie a Tekla Model Sharing, tutto il team tecnico di Tecnostrutture ha notato dei miglioramenti nella collaborazione con colleghi / altri attori coinvolti nel processo. 
L’adozione della piattaforma ha semplificato la collaborazione nei modelli rispetto al “multi-user” utilizzato in precedenza. 
I principali vantaggi conseguiti sono stati essenzialmente 3:  

  • la gestione delle revisioni del modello caricate dai diversi utenti con un ottimo sistema di visualizzazione delle modifiche 
  • la possibilità di recuperare versioni precedenti in caso di problemi 
  • la possibilità di lavorare in locale e caricare in una fase successiva l’aggiornamento del modello 

Tekla Model sharing all’opera: il Nuovo Ospedale Odense in Danimarca

In questo periodo di emergenza sanitaria e smart working, la scelta della tecnologia Tekla Model Sharing si rivelata fondamentale per diversi progetti, in particolare quello del Nuovo Ospedale Odense, Danimarca. Tutto il team tecnico di tecnostrutture coinvolto sul progetto è stato in grado di continuare la modellazione dei diversi edifici senza difficoltà di sincronizzazione del modello tra i diversi utenti (3 in totale) e senza perdita di lavoro. 
Il nuovo maxi-ospedale universitario sorgerà nella Regione Sud della Danimarca, esattamente a 170 km da Copenaghen. La prima pietra è stata posata nell’agosto 2019 mentre la fine dei lavori è prevista per il 2022, quando l’intera opera si integrerà naturalmente con il paesaggio circostante, includendo anche il collegamento con la tramvia. 

Credits C.M.B. Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi  

La struttura del nuovo Ospedale Universitario di Odense è realizzata con travi e pilastri NPS® a struttura mista acciaio-calcestruzzo forniti da Tecnostrutture. 
La struttura in acciaio di travi e pilastri NPS® viene realizzata nelle moderne fabbriche di Tecnostrutture. I prodotti arrivano in cantiere e vengono montato in modo semplice e veloce. Completa il tutto il getto di calcestruzzo, che rende travi e pilastri strutture miste acciaio-calcestruzzo.  
Maggiori informazioni sul progetto sono disponibili sul sito web di Tecnostrutture

Tekla Model Sharing rende il lavoro in remoto sicuro e pratico.
Vuoi saperne di più? Scrivici compilando il form di contatto presente in questa pagina.

Nuovo ponte della Val Polcevera: simulazione delle operazioni varo impalcato metallico

Il 28 aprile 2020 è stata varata l’ultima campata del Ponte sul Polcevera.
Il viadotto, realizzato in acciaio, è lungo 1067 metri ed è composto da 19 campate poste a 40 metri di altezza sorrette da 18 piloni. La costruzione del ponte è affidata alla joint venture PerGenova che unisce in questo progetto Fincantieri Infrastructure e Salini Impregilo.
In questo articolo, vi proponiamo il video della simulazione delle operazioni di varo dell’impalcato metallico, realizzato da MEG.STUDIO utilizzando Tekla Structures e Cinema4D, su richiesta di PerGenova.

Guarda il video

UNI-EN-ISO 19650: definizione dei requisiti informativi e modelli informativi

Abbiamo già parlato delle esigenze e delle considerazioni che hanno portato alla nascita della UNI-EN-ISO 19650.
In questo articolo, l’Arch. Saverio Pellegrino, BIM Consultant di Harpaceas, approfondisce il tema dei requisiti informativi, oggetto del capitolo 5 della UNI-EN-ISO 19650.

L’essenza dei requisiti informativi

Requiṡito dal latino requisitum, participio passato di requirĕre «chiedere, esigere», esprime una qualità richiesta, dote o condizione necessaria per conseguire uno scopo. Partendo dall’etimologia di questa parola possiamo scoprire l’essenza di un requisito informativo, declinandolo nell’ottica del BIM e della digitalizzazione dei processi edilizi. Il requisito informativo assume un significato ancor più grande quando, sommato ad altri, attraverso lo scambio informativo, delineano sia lo scopo del progetto sia le qualità del modello informativo generato. I soggetti principali dello scambio informativo sono il committente e l’affidatario definiti dalla norma “parti interessate”. 

I diversi tipi di requisiti informativi e modelli informativi

La UNI-EN-ISO 19650 parte 1, illustra, nel capitolo 5, le diverse tipologie di requisiti informativi e specifica che il committente dovrebbe avere la funzione di comprendere quali informazioni richiedere in merito al proprio bene o commessa, al fine di sostenere i propri obiettivi organizzativi o di commessa. Tali requisiti potrebbero nascere all’interno della propria organizzazione. Il committente dovrebbe comunicarli alle parti interessate e alla parte affidataria. In questo modo la parte affidataria può produrre e consegnare i prodotti informativi definiti dal committente nella fase di affidamento e completare il lavoro con la giusta conoscenza e qualità informativa.

Gerarchia dei requisiti informativi – Cap. 5 capitolo 5 ISO 19650

Organizational Information Requirements (OIR): sono requisiti relativi alle informazioni necessarie per rispondere o per illustrare gli obiettivi strategici interni alla struttura aziendale della committenza.  

Project Information Requirements (PIR): questi requisiti illustrano le informazioni necessarie per rispondere agli obiettivi strategici dell’OIR in relazione a una particolare commessa.  

Asset Information Requirements (AIR): tali requisiti definiscono gli aspetti gestionali, commerciali e tecnici della produzione informativa del bene. 

Exchange Information Requirements (EIR): sono requisiti inerenti allo scambio di informazioni e definiscono i criteri di gestione informativa, i metodi e le procedure di produzione che l’affidatario deve attuare. 

Asset Information Model (AIM): è il modello informativo del bene ed ha la funzione di supportare i processi di gestione strategica e quotidiana del bene stabiliti dal soggetto proponente.  

Project Information Model (PIM) : il seguente modello informativo della commessa supporta la consegna della stessa e contribuisce all’AIM integrandolo per le successive attività di gestione del bene. 

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Analisi di vulnerabilità in campo lineare di strutture miste con ModeSt 8.22 e Xfinest 2020

Il video corso “Analisi di vulnerabilità in campo lineare di strutture miste con ModeSt 8.22 e Xfinest 2020” si propone di fornire indicazioni riguardanti gli strumenti offerti dal pre/post-processore ModeSt 8.22 e dal solutore Xfinest 2020 per lo studio in campo lineare della vulnerabilità sismica di strutture esistenti che presentano elementi strutturali di diverso materiale. La tematica sarà presentata su una struttura didattica, ottimizzata per l’apprendimento in esame.
Dato che l’attività formativa è rivolta allo studio della vulnerabilità sismica, non saranno fornite indicazioni circa la modellazione e l’inserimento di carichi e vincoli. Questa esercitazione permetterà di entrare in confidenza con il software e di acquisire familiarità con le strategie più adatte alle loro esigenze progettuali. 

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BIM e CDE: la storia della UNI-EN-ISO 19650

Quali sono state le esigenze e le considerazioni che hanno portato alla nascita della UNI-EN-ISO 19650 “Organizzazione e digitalizzazione delle informazioni relative all’edilizia e alle opere di ingegneria civile, incluso il Building Information Modelling (BIM) – Gestione informativa mediante il Building Information Modelling“? La risposta è in questo articolo, redatto dall’Arch. Saverio Pellegrino, BIM Consultant nella Divisione Servizi di Implementazione BIM e Digitalizzazione di Harpaceas.

Viviamo in un tempo dove la velocità dell’informazione, grazie ad internet e al progresso tecnologico, ha generato nuovi bisogni e innovative soluzioni. Sono lontani i tempi in cui l’azienda era costituita dalla singola famiglia e il cortile era il luogo in cui si organizzava il lavoro. Oggi lo scambio di informazioni ha scelto la propria dimora nel cosiddetto CDE (Common Data Environment), conosciuto in Italia come ACDat (Ambiente di Condivisione Dati), localizzato nella rete. Possiamo raggiungere un CDE da un computer, da un cellulare e da qualsiasi luogo. Cambia la velocità, cambiano i bisogni e i confini del mondo del lavoro. Così, a partire dalla prima decade degli anni 2000, in paesi come Inghilterra, Stati Uniti, Singapore sono state definite le prime linee guida e normative finalizzate all’introduzione del metodo BIM. Sulla scia e l’esperienza di questi riferimenti normativi nasce nel 2018 la normativa internazionale ISO 19650, parte 1 e parte 2. 

UNI-EN-ISO 19650 PARTE 1

Flusso informativo secondo la ISO 19650

La norma illustra i principi per la gestione delle informazioni secondo il metodo denominato Building Information Modeling (BIM).  Essa rilascia delle raccomandazioni concettuali per la gestione delle informazioni, che racchiuda lo scambio, la registrazione, l’aggiornamento e l’organizzazione per tutti gli attori. La UNI-EN-ISO 19650 parte 1 è attuabile durante tutte le fasi del ciclo di vita di un cespite immobile: la pianificazione strategica, la progettazione iniziale, l’affidamento e la costruzione, il funzionamento operativo quotidiano, la manutenzione, la ristrutturazione, la riparazione e la demolizione. La norma può essere adattata a cespiti immobili o a commesse di qualsiasi dimensione e complessità. La UNI-EN-ISO 19650 si applica in Italia congiuntamente alla serie UNI 11337, che si pone come norma complementare e annesso nazionale. 

ISO 19650 PARTE 2 

Attività dei gruppi di consegna secondo la ISO 19650

La parte 2 della ISO 19650 illustra le indicazioni inerenti al processo di gestione delle informazioni, contenente le attività attraverso le quali i gruppi di consegna possono produrre informazioni in modo collaborativo riducendo al minimo le attività dispendiose. La normativa è destinata principalmente all’utilizzo da parte di soggetti coinvolti nella gestione o produzione di informazioni durante la fase di consegna dei cespiti immobili. È diretta nello specifico ai soggetti coinvolti nella definizione e nell’affidamento delle commesse: attori coinvolti nella definizione degli incarichi, nella progettazione, costruzione, funzionamento, manutenzione e demolizione dei cespiti immobili. La norma mostra anche indicazioni relative alle possibili relazioni che intercorrono tra soggetti e gruppi in termini di gestione delle informazioni, al fine di identificare i soggetti responsabili per ogni attività e le relative attività affidate per ciascun membro coinvolto nel processo di gestione delle informazioni.

Gestire le informazioni è di fondamentale importanza.
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Covid-19: il nostro impegno per affrontare l’emergenza

Desideriamo condividere con voi le azioni che abbiamo e che stiamo continuando ad intraprendere data la situazione di emergenza in cui versa il nostro Paese.

Sostenere la comunità e l’attività di ricerca

Harpaceas, da sempre sensibile e coinvolta in iniziative solidali, ha deciso di donare un significativo contributo per sostenere l’attività di ricerca relativa alla “caratterizzazione della risposta immunitaria in pazienti affetti da COVID-19”. Il contributo è stato devoluto ad un’istituzione pubblica fortemente coinvolta nell’emergenza COVID-19: il Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche dell’Ospedale Sacco di Milano, attivamente impegnato nello studio della risposta immunitaria in pazienti affetti da Covid-19. Questa donazione è anche il simbolo del forte legame di Harpaceas con Milano e della volontà dell’azienda di partecipare attivamente al sostegno della propria Città.

Minimizzare il rischio per la salute di dipendenti e collaboratori

In ottemperanza al Decreto #IoRestoaCasa relativo alla gestione dell’emergenza, a partire da venerdì 13 marzo, l’attività del centralino è stata sospesa. Il personale di Harpaceas è nelle condizioni di lavorare in modalità smart working ed è attrezzato per farlo.

Garantire la continuità operativa dei clienti

Nell’operatività quotidiana, tutte le divisioni di Harpaceas sono rimaste operative. È possibile restare in contatto con le divisioni commerciali, la divisione tecnica, l’ufficio amministrazione e gestione ordini seguendo le modalità indicate nel comunicato presente sul sito www.harpaceas.it. Confidiamo con questa organizzazione di poter mantenere i consueti livelli di precisione e tempestività dei nostri servizi; ci scusiamo tuttavia anticipatamente qualora doveste riscontrare eventuali lievi ritardi nelle operazioni.

Ci auguriamo che questa urgenza sanitaria possa risolversi il prima possibile e nel migliore dei modi per tutti.

Grazie a tutti,
da tutti noi di Harpaceas

BIM: opportunità, obbligatorietà e gare pubbliche

A febbraio 2020, è stato presentato a Roma il “Rapporto OICE sulle gare BIM 2019 per opere pubbliche”, analisi che si basa sulle gare pubbliche che hanno previsto l’utilizzo del BIM come metodologia per i fornitori di servizi di ingegneria e architettura, nel corso del 2019. 
È possibile consultare il Rapporto completo direttamente sul sito internet dell’OICE

Riteniamo interessanti le riflessioni condivise dall’Ing. Pietro Baratono in occasione dell’evento di presentazione di tale Rapporto, contenute in una video intervista a cura di Ingenio e qui riassunte. 

Secondo l’Ing. Pietro Baratono i vantaggi più tangibili del BIM saranno maggiormente evidenti per i Manutentori delle opere.

Basti pensare all’aspetto della sicurezza quando si parla, ad esempio, dell’uso del BIM per la gestione della manutenzione dell’opera. Il BIM consente al gestore di manutenere l’opera in maniera intelligente, efficace ed efficiente, con aumento della sicurezza e notevole risparmio in termini di costi di gestione del Cespite. 

Guarda l’intervista all’Ing. Pietro Baratono a cura di Ingenio

Efficientare e rendere sempre più digitale il settore delle costruzioni è fondamentale. La digitalizzazione delle costruzioni in Italia per il momento è partita per le stazioni appaltanti più strutturate e che trattano progetti molto complessi. Quello che ancora manca oggi è un confronto con le piccole e medie stazioni appaltanti.

In generale, secondo l’Ing. Baratono, sono due i punti fondamentali da considerare. I professionisti (sia i singoli sia chi lavora in piccoli studi o in grandi società di ingegneria) da un lato, si stanno muovendo per acquisire le competenze e gli strumenti necessari, anche se l’obbligatorietà arriverà per loro in momenti diversi. Si pensi infatti ai professionisti che si occupano di progettazione di opere piccole (es. ville bifamiliari): per questi il BIM sarà obbligatorio tra qualche anno (ad ogni modo, non oltre il 2025). Il mondo dell’industria, dall’altro lato, intravede naturalmente nel BIM una necessità per una migliore competitività del Paese.
Secondo l’Ing Baratono, dunque, le stazioni appaltanti si devono organizzare per seguire questa direzione. 

Fonte: OICE: «Sempre più gare in Bim (+60%) nel 2019, ma servono regole certe» – Ingenio