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BIM: è l’unica cosa in cui l’Italia è avanti. I contenuti del decreto

bim è l'unica cosa in cui l'italia è avanti

Il decreto sul BIM e sulla digitalizzazione firmato dal ministro Delrio il 1° dicembre 2017 e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale rappresenta un passo importantissimo per il settore delle costruzioni, in quanto rappresenta la formale attuazione di una direttiva europea del 2014 che aveva ispirato l’ormai noto Art. 23 comma 13 del Dlgs. 50 dell’ 8 Aprile 2016. Il decreto, che si sviluppa in 9 articoli, chiarisce tempi e modi di attuazione dell’adozione della metodologia BIM negli appalti pubblici, inserendolo nella più ampia cornice della digitalizzazione dell’appalto stesso.

 

Il 19 dicembre, dalle 11:00 alle 12:00, organizziamo un webinar che illustrerà gli elementi di novità introdotti dal decreto BIM evidenziando peculiarità e criticità dell’adozione della nuova metodologia di conduzione degli appalti pubblici. QUI PER ISCRIVERSI

Decreto BIM: i contenuti del testo

Il testo chiarisce alcune definizioni, specifica in particolar modo cosa sia un “ambiente di condivisione dei dati”, cosa si intenda per “lavori complessi” (ampliando quanto già descritto nel Codice degli Appalti), cosa siano il “Piano di Gestione Informativa” e il Capitolato. Subordina poi l’utilizzo della metodologia BIM da parte della stazione appaltante all’adozione di un piano di formazione e di implementazione tecnologica e identifica nell’interoperabilità con formati aperti non proprietari, l’attività di gestione e controllo dell’appalto da parte delle stesse.

Importantissima anche la scansione temporale della progressiva obbligatorietà delle prescrizioni, che parte dal 2019 per le opere al di sopra dei 100 mln. di euro per arrivare al 2025 per importi inferiori al milione di euro. Il decreto fornisce inoltre gli indirizzi generali all’interno attraverso i quali è possibile implementare efficacemente la metodologia; oltre a una scansione temporale, sono forniti tutti gli elementi utili a chiarire con certezza alcuni aspetti fondamentali:

– il BIM è inteso come connubio fra nuove tecnologie digitali e un approccio metodologico alla gestione dell’appalto;
– la Stazione Appaltante Pubblica deve avere piena consapevolezza e cultura digitale per utilizzare “metodi e strumenti”;
– la Stazione Appaltante Pubblica, attraverso la conoscenza e consapevolezza delle metodologie BIM, sarà in grado di sviluppare requisiti efficaci comunicandoli attraverso Capitolati informativi al fine di ottenere il massimo beneficio dall’adozione della digitalizzazione;
– la stazione Appaltante Pubblica fornisce, riceve e gestisce le informazioni attraverso opportuni strumenti di condivisione con l’ausilio dei formati aperti non proprietari.

Decreto BIM e norma UNI: l’occasione dell’Italia

Possiamo quindi pensare che, almeno dal punto di vista formale, sia confortante l’introduzione del DM perchè permette al nostro Paese di assumere una posizione di vantaggio rispetto a molti altri paesi europei; non dimentichiamo inoltre, che attraverso la Norma UNI 11337:2017, possiamo fregiarci di un consistente “corpus” normativo in via di completamento. Ci sono insomma tutte le premesse per consentire al comparto delle costruzioni di fare un passo deciso e consapevole verso un nuovo modo di concepire, realizzare e gestire il nostro patrimonio costruito.

 

BIM: il 62,2% delle società di ingegneria ha dedicato risorse al tema della digitalizzazione

Secondo una recente analisi fatta all’interno dell’associazione OICE, sono più del 60% (precisamente il 62,2%) le aziende che hanno dedicato le loro risorse al tema della digitalizzazione. In special modo è il tema del BIM (Building Information Modelling) quello che attira più attenzione da parte di esse, le quali muovono anche fette non irrilevanti di investimenti pur essendo in un momento di congiuntura economica non felice. Le diverse società stanno quindi rispondendo in modo positivo alle indirette sollecitazioni dell’OICE che organizza da due anni a questa parte in collaborazione con le più rilevanti software house del settore edilizio eventi e forum, internazionali e regionali, con lo scopo di far conoscere la cultura dell’innovazione e delle nuove tecnologie alle organizzazioni di ingegneria e architettura.

Chi ha abbracciato il BIM sono le imprese di più grandi dimensioni: precisamente, sono ben l’82% le aziende con più di 50 addetti che hanno investito in BIM, mentre sono il 60% quelle che contengono all’interno di esse meno di 50 addetti. Le risorse destinate al BIM si divide tra investimenti in formazione, decisamente i più alti, investimenti in software e investimenti in hardware, quelli più bassi. Gli investimenti in formazione hanno interessato il 60% delle aziende con all’interno più di 50 collaboratori e il 52,5% quelle con meno di 50 collaboratori, mentre gli investimenti in software hanno interessato il 41% delle imprese a prescindere dalla loro dimensione.

Quali sono stati i primi riscontri rispetto a tali investimenti? Il 22% delle imprese ha confermato un elevato grado di soddisfazione sull’utilità e sull’efficacia derivata dagli investimenti in BIM; il 57,8% ha invece dichiarato un sufficiente grado di soddisfazione, mentre sono solo il 16,7% le aziende rimaste deluse.

In tutto ciò, rimane quel poco più del 30% delle aziende che ancora non ha beneficiato degli investimenti in BIM, e sono le imprese di più di piccola dimensione.

 

 

CRESME: BIM, il 10,6% degli architetti italiani lo usa già

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Il BIM è considerata da molti la strada del futuro nel mondo delle costruzioni, compresa l’Unione europea che l’ha inserita come strada possibile nei bandi pubblici (nella direttiva 2014/24) dalla Commissione, che ha creato un gruppo di lavoro internazionale (Eu Bim Task Group) e ancor più dal governo italiano, che con un decreto Mit attuativo del Codice appalti 2016 sta per introdurre un obbligo di Bim nei bandi di lavoro pubblici, gradualmente a partire dalle grandi opere dal 1 gennaio 2019, e poi a vari step per tutti i lavori pubblici, grandi e piccoli, dal 1 gennaio 2025.

Secondo un recente studio del CRESME, il 10,6% degli architetti italiani iscritti all’albo sta già usando o è pronto a utilizzare nell’attività di progettazione il “BIM” (Building Information Modeling).

«Quasi tutti gli architetti – commenta Lorenzo Bellicini, direttore del CRESME – lavorano da soli o in piccoli studi, dunque il 10,% di architetti “pronti” al Bim non è poco, parliamo di 16.200 professionisti« Architetti che hanno già usato il Bim per i loro incarichi o sono pronti a farlo, avendo seguito corsi di formazione appositi.

Il dato (raccolto con un sondaggio su tremila professionisti) sale al 12,7% tra i giovani architetti (fino a 40 anni) e scende a 8,2% tra quelli oltre i 50. L’intenzione di usare il BIM in futuro è inoltre dichiarata dal 70,3% del campione.

FOTO EVENTO DIGITAL&BIM

Digital&BIM Italia: l’evento dedicato alla trasformazione digitale del settore costruzioni a Bologna Fiere

Il 19 e il 20 ottobre 2017 dalle ore 9:00 alle ore 18:00 avrà luogo a teklaaconex

Bologna Fiere il Digital&BIM Italia.

All’iniziativa dedicata alla trasformazione del settore delle costruzioni attraverso la digitalizzazione, le tecnologie e l’innovazione,

Harpaceas srl sarà presente per farti scoprire le migliori soluzioni BIM per tutta la filiera!

Ti aspettiamo nel padiglione numero 33, stand C1-B2.

Se ancora non hai il tuo biglietto, acquistalo QUI!

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