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CRESME: BIM, il 10,6% degli architetti italiani lo usa già

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Il BIM è considerata da molti la strada del futuro nel mondo delle costruzioni, compresa l’Unione europea che l’ha inserita come strada possibile nei bandi pubblici (nella direttiva 2014/24) dalla Commissione, che ha creato un gruppo di lavoro internazionale (Eu Bim Task Group) e ancor più dal governo italiano, che con un decreto Mit attuativo del Codice appalti 2016 sta per introdurre un obbligo di Bim nei bandi di lavoro pubblici, gradualmente a partire dalle grandi opere dal 1 gennaio 2019, e poi a vari step per tutti i lavori pubblici, grandi e piccoli, dal 1 gennaio 2025.

Secondo un recente studio del CRESME, il 10,6% degli architetti italiani iscritti all’albo sta già usando o è pronto a utilizzare nell’attività di progettazione il “BIM” (Building Information Modeling).

«Quasi tutti gli architetti – commenta Lorenzo Bellicini, direttore del CRESME – lavorano da soli o in piccoli studi, dunque il 10,% di architetti “pronti” al Bim non è poco, parliamo di 16.200 professionisti« Architetti che hanno già usato il Bim per i loro incarichi o sono pronti a farlo, avendo seguito corsi di formazione appositi.

Il dato (raccolto con un sondaggio su tremila professionisti) sale al 12,7% tra i giovani architetti (fino a 40 anni) e scende a 8,2% tra quelli oltre i 50. L’intenzione di usare il BIM in futuro è inoltre dichiarata dal 70,3% del campione.